Sfera Ebbasta al Cenacolo Vinciano: opportunità o sfregio?

Il video di “Lontano” davanti all’Ultima Cena riapre il dibattito su musei, cultura pop e accessibilità dell’arte: da Fernanda Wittgens a Beyoncé e Jay-Z.

03.10.26

Che cos’hanno in comune Sfera Ebbasta, artista considerato il re e il pioniere della trap tricolore, e Fernanda Wittgens, la prima donna italiana direttrice di un museo negli anni Cinquanta? Per quello che è successo negli ultimi giorni, molto più di quanto pensiate.


Riavvolgendo il nastro degli avvenimenti, martedì 22 settembre è uscito “Lontano”, il primo singolo del nuovo album di Sfera, “Purosangue”, che debutterà l’11 dicembre. Alcune scene del videoclip sono state girate all’interno del Cenacolo Vinciano, con l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci sullo sfondo, una delle opere più celebri e riconoscibili della storia dell’arte, circondata da un’aura di sacralità. Sfera è stato il primo artista al mondo protagonista di un video musicale realizzato davanti al capolavoro di Leonardo - ad esempio, per Il Diavolo veste Prada 2 il Cenacolo è stato ricostruito in studio: la produzione ha pagato 80mila euro a Brera per poter riprodurre l’opera a grandezza naturale. Un dipinto tanto unico quanto esclusivo, visto che il museo che lo ospita, per diversi motivi tra cui le esigenze di conservazione dell’opera, contingenta gli accessi e riesce a soddisfare un terzo della domanda di visitatori ogni anno. La dinamica con cui si è arrivati al risultato finale è stata lineare: l’entourage di Sfera contatta Angelo Crespi, direttore generale di Grande Brera, sistema culturale che connette le istituzioni storiche del quartiere. A Crespi viene sottoposto il brano e lo storyboard del video, che il direttore apprezza. Ci si accorda per una cifra pare superiore ai diecimila euro per due ore di riprese, che ovviamente avvengono sotto la supervisione di un team tecnico, per tutelare l’opera, e con una troupe ristretta. 


Andando alle scene del videoclip in questione, si possono definire sobrie, intime, composte: Sfera rappa con gesti misurati, tenendo vicino a sè o in braccio il figlio Gabriel, oppure in solitaria. D’altronde il brano è riflessivo e racconta il prezzo del successo, anche se resta abbastanza in superficie e aggiunge poco a un tema già ricorrente, salvo per una barra dedicata proprio al figlio: “Spero Dio mi protegga e che mi allontani dal male / Spero che per 'sta vita la mia ex non mi allontani da Gabriel”. Ma se siamo qui a parlarne è perché vedere un rapper in un contesto simile ha suscitato parecchie polemiche - la CGIL lo ha definito un errore, dichiarando che «non è valorizzazione dei beni, è svilimento» e sollevando il tema dell’affitto di un bene pubblico a privati. A Sfera vengono criticati i testi volgari, l’ostentazione, il machismo e tanti altri aspetti tipici dei canoni dell’hip hop, che in Italia non sono mai stati compresi dal grande pubblico. Menzione a parte per il recentissimo polverone per la sua presenza allo stadio San Siro attorniato da dieci ragazze appariscenti, vestite allo stesso modo - altra trovata di marketing per accendere l’attenzione sul nuovo disco. C’è da dire che alcuni must del rap, come quello del rapper donnaiolo, ormai sono diventati stereotipi e clichè obsoleti - tipo la storia del pugile che combatte per riscattare la sua vita. Insomma, arrivando al nocciolo della questione, tanta gente si è chiesta che cos’hanno da spartire il trap king e Leonardo da Vinci.

Backstage delle riprese. Credits: Lorenzo Villa (@lorybhmg) Backstage delle riprese. Credits: Lorenzo Villa (@lorybhmg)

Crespi ha motivato la sua scelta dicendo di aver accettato la proposta per «l’idea del poter democratizzare un’opera d’arte, di renderla fruibile, di farla vedere… Ho guardato molti commenti sui social, e devo dire che tanti ragazzi che non sapevano nemmeno che cosa fosse il Cenacolo Vinciano, ora sono interessati». In un post su Instagram, aggiunge: “Rendere il patrimonio culturale accessibile a tutti è uno degli obiettivi di un museo di Stato, soprattutto al pubblico che si immagina più lontano dalla storia dell’arte”. In più, Crespi rivela che nelle prossime settimane “Sfera Ebbasta sosterrà insieme al Museo del Cenacolo Vinciano una serie di appuntamenti speciali dedicati all’inclusione sociale [...] i cui dettagli verranno svelati prossimamente. Tre imperdibili occasioni aperte alla città per vivere uno dei luoghi iconici del patrimonio culturale universale insieme a uno degli artisti della musica più acclamati della sua generazione”. L’iniziativa avrà quindi anche un risvolto sociale.  

Il fenomeno dietro all’artista

Se guardiamo la figura di Sfera Ebbasta nella sua interezza, possiamo dire che una certa rilevanza culturale ce l’ha. Come artista, non è tra quelli dai testi più profondi, ricercati e di spessore, ma parliamo di un personaggio che è stato un gamechanger, un innovatore, dato che dieci anni fa ha portato un suono e un’attitudine nuova nella scena musicale italiana, quello della musica trap. Ha contribuito in maniera determinante all’affermazione di questo sottogenere nel nostro Paese, che ha avuto dei risvolti concreti a livello di immaginario, linguaggi, mode e costumi, specialmente tra i giovani, stimolando un ulteriore salto di popolarità alla scena urban nazionale, rendendo i rapper gli artisti più noti, ricchi e richiesti - emblematico il passaggio dai palazzetti agli stadi per i loro concerti. Sfera è diventato prima un fuoriclasse italiano, poi una star internazionale, salto che è sempre stato difficile per i nostri cantanti. Ha reso il suo status duraturo e così è diventato un simbolo, un’icona pop, un trendsetter che mantiene una grandissima influenza nel suo ambito e non solo (tra moda, lifestyle, sport, eccetera). Non è un caso che le porte del Cenacolo siano state aperte a lui dopo un’attenta valutazione della direzione, che lo ha scelto pensando al precedente autorevole di Fernanda Wittgens.

Visioni all’avanguardia

Storica dell’arte, critica e prima direttrice museale italiana, Wittgens ha guidato la Pinacoteca di Brera nel periodo della ricostruzione dopo la guerra. Ispirata da un viaggio in America, comincia a immaginare la Pinacoteca come un “museo vivente”, un centro culturale accogliente, un luogo d’incontro, scambio e ibridazione, per rendere l’arte accessibile a tutti: giovani, pensionati, operai, insegnanti. E infatti, di lì a poco, la Pinacoteca ospita sfilate, concerti e altre iniziative. Una visione contrapposta a quella di chi considerava (e considera) l’arte un patrimonio per pochi e che, proprio per questo, suscita aspre critiche.


Nel 1956 Wittgens lancia “Fiori a Brera”, una settimana in cui la Pinacoteca viene aperta alla cittadinanza e gli ambienti del museo vengono addobbati con grandi composizioni floreali, grazie anche al sostegno economico della Rinascente, sponsor privato dell’iniziativa. Alla fine della manifestazione si contano 180mila presenze, un dato record. E infatti il direttore Crespi su Instagram ha aggiunto: “Come la Wittgens penso al museo vivente e credo nella possibilità di essere davvero inclusivo e raggiungere tutti i pubblici. Poiché non sappiamo chi sarà il fruitore perfetto, la persona che coglierà davvero il messaggio. Questo non significa svilire il patrimonio semmai innalzarlo a strumento di inclusione. Non dobbiamo adorare la cenere, ma conservare il fuoco che ci viene da questo nostro immenso patrimonio. E avere fiducia in esso”. 

Credits: Lorenzo Villa (@lorybhmg) Credits: Lorenzo Villa (@lorybhmg)

Il Louvre si apre al rap

A livello internazionale c’è stato un precedente importante. Siamo nel 2018 quando Beyoncé e Jay-Z girano il videoclip di un singolo all’interno del Louvre, precisamente davanti alla Gioconda e ad altri capolavori. In quel caso lo storyboard del video era più complesso: un confronto fra la cultura nera contemporanea e il canone dell'arte occidentale, e il risultato finale è diventato oggetto di studio accademico. Il Louvre intuisce di poter sfruttare l’occasione per renderla uno strumento di fruizione del museo e lancia un percorso dedicato alle opere che compaiono nel videoclip. La stampa francese racconta di un avvicinamento del pubblico più giovane alla struttura, con visite organizzate per i ragazzi delle periferie e inaspettatamente molto partecipate e sentite - mi viene in mente la scena della galleria d’arte in La Haine e mi immagino Vinz, Hubert e Said davanti alla Gioconda. Epico.

Rovesciare la prospettiva

Alla fine, forse, la domanda non è se Sfera Ebbasta sia degno di stare davanti a Leonardo. È una questione che parte da un presupposto sbagliato: che il patrimonio culturale debba essere meritato da qualcuno, anziché messo a disposizione di tutti. Il vero interrogativo è un altro: fino a dove può spingersi un museo nel cercare nuovi linguaggi e pubblici senza trasformare il suo patrimonio in una semplice scenografia? Il confine è sottile. Come abbiamo visto, Sfera è una figura influente, che muove numeri reali, quelli di giovani che probabilmente hanno sentito parlare del Cenacolo Vinciano per la prima volta grazie a lui. E allora sì, ecco che Sfera Ebbasta può diventare il punto di partenza per scoprire Leonardo da Vinci.


Immagine di copertina: Credits: Lorenzo Villa (@lorybhmg)


Classe ’96, vivo a Milano. Mi occupo di sport da combattimento a livello giornalistico e da esperto di comunicazione. Scrivo per «Ultimo Uomo», ho curato un format sul fighting per «Esse Magazine», sono autore dei libri Fighters. Vite da ring (Ultra, 2022) e Colpi in testa. La strage silenziosa degli sport da contatto (66thand2nd, 2026).

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